La storia in breve del Premio Canon Giovani Fotografi

Nel 1998 Canon crea il Premio Canon Giovani Fotografi con l’obiettivo di scoprire e riconoscere sperimentazioni e nuove modalità espressive e offrire opportunità concrete di sviluppo professionale. Ai giovani fotografi Canon chiede di dimostrare di avere attitudine, sapere parlare “fotograficamente” e avere creatività e tecnica. Con il Premio Canon esprime la propria sensibilità nei confronti della fotografia con iniziative culturali e artistiche a sostegno dei giovani. La maggior parte dei vincitori del Premio ha raggiunto traguardi professionali di grande prestigio, mentre altri stanno seguendo un percorso artistico e di ricerca personale.

13

dal 1998 al 2018

6000

giovani fotografi partecipanti

56

riconoscimenti per montepremi complessivo di oltre 136 mila euro

L’edizione Premio Canon Giovani Fotografi 2018 ha celebrato quattro giovani fotografi italiani che hanno accolto la sfida producendo opere appassionanti, interpretando il tema Raccontaci una storia in modo originale e rivelando uno sguardo sensibile sulla società e su storie personali.

Nella categoria progetto fotografico, si è distinto Claudio Cerasoli, 1° classificato con “L’oro di Gondo”, un lavoro dedicato alla storia di questo paese alpino di poche decine di abitanti sito nel Cantone Vallese al quale, fin dal XVII secolo, è legata la figura dei cercatori d’oro. Tra il 1892 e il 1897, con centinaia di minatori all’opera, nelle miniere di Gondo furono estratti circa 33 kg d’oro destinati a produrre monete preziose. Nel 1897, esaurite le vene aurifere, le miniere furono chiuse e i minatori abbandonarono Gondo per trasferirsi altrove. Il lavoro di Cerasoli rivela un aspetto del nuovo mondo, le criptovalute, ancora poco diffuse e comprese, proponendo un parallelo con la storia mineraria della città di Gondo. Con immagini croccanti, che alternano attrezzature e documenti storici a ritratti e paesaggi ci addentriamo nelle miniere del paese che ora accolgono server e strumentazione futuristica dei nuovi cercatori d’oro. Un viaggio nel tempo dal passato al futuro: in qualunque momento storico l’innovazione risulta vincente. Cerasoli, aquilano, classe 1986, dopo la laurea in economia e commercio si dedica allo studio della fotografia frequentando il master triennale di fotografia presso l’Isfci di Roma. Gli interessi principali della sua ricerca sono il paesaggio naturale in relazione con l’uomo, e l’architettura. Diverse pubblicazioni all’attivo tra cui IoDonna, DomusWeb, Internazionale. Le ultime ricerche si concentrano sul concetto di comunità.

Andrea Provenzano, 2° classificato della categoria progetto fotografico, ha ottenuto il riconoscimento con “Light down below”, reportage realizzato nel gennaio 2018 in Groenlandia. Provenzano ci offre uno sguardo distaccato ma significativo su uno dei temi più dibattuti del momento: il riscaldamento globale. La storia è raccontata dal punto di vista della Groenlandia, fortemente colpita da questo problema, che tenta di trasformare in positivo l’effetto spesso devastante dell’innalzamento di temperatura. Il processo di modernizzazione avviato nel dopoguerra dai coloni danesi ha portato all’attuale sviluppo dell’industria mineraria che potrebbe fornire all’isola lo slancio necessario verso l’indipendenza economica e politica dalla Danimarca. Da vittima del surriscaldamento globale, la Groenlandia sta provando a trarre profitto dal cambiamento climatico sfruttando le risorse naturali più facilmente accessibili e in particolare i corridoi marini che si apriranno con la fusione dei ghiacci artici. Fotografo documentarista, si concentra su tematiche sociali e ambientali con l’obiettivo di visualizzare l’impatto sociale dei fenomeni definiti come “hyperobjects”, entità di incomprensibile estensione in termini sia di spazio sia di tempo, come il riscaldamento globale, il capitalismo, l’invasione della tecnologia e dei big data nella nostra quotidianità. Dopo la laurea al Politecnico di Torino, lavora come fotografo sportivo in competizioni internazionali.

Il 3° classificato della categoria progetto fotografico è Andrea Carboni con “Pinus pinea”, un racconto realizzato con foto nuove e dell’album di famiglia, cartoline, che riporta alle estati della gioventù, quel momento dell’anno in cui la famiglia riunita si gode le vacanze al mare. Con un tocco vintage, unito alla contemporaneità dello snapshot e degli still life, Carboni restituisce un’esperienza personale che diventa universale e simbolica. Il lavoro è dedicato alle vacanze estive trascorse in famiglia, ogni anno fin dalla nascita, a Pineto, piccolo paese sulla costa abruzzese. Dopo 20 anni, Andrea torna a Pineto con moglie e figli per cercare di far vivere alla famiglia le sue stesse emozioni. L’obiettivo è suscitare ricordi raccontando una storia personale, ma che in realtà ha tratti in comune con quelle di vissute da molte altre persone. Andrea Carboni, aretino, classe, 1986, scopre la passione per la fotografia durante gli studi di design d’arredo al Politecnico di Milano. Dopo tre anni di apprendimento come autodidatta, frequenta circoli fotografici appassionandosi alla fotografia di reportage. Nel 2013 frequenta il corso di fotogiornalismo presso la Fondazione Studio Marangoni di Firenze con il collettivo TerraProject. Si dedica a progetti di fotografia documentaria con particolare attenzione alle relazioni tra l’uomo e all’ambiente. Alcuni servizi sono stati pubblicati su Il Post, Sportweek, Gioia, Grazia, Neon France, Newsweek China.

Nella categoria progetto multimediale che prevede un unico classificato assoluto, Michele Spatari si è distinto con il documentario “Acqua alta”, indagine sul ruolo dei bagni comunali nel disagio abitativo di Torino, la città con il più alto numero di sfratti in Italia. Per far fronte alla difficile situazione abitativa il Comune di Torino ha messo a disposizione cinque bagni comunali per chi non ha una casa o vive in abitazioni prive di servizi per l’igiene personale. In questi luoghi in cui si scorgono storie di lotta quotidiana, coesione sociale e solidarietà, ogni mattone, ogni piastrella di ceramica, ogni tubatura è parte della storia e della memoria delle periferie di Torino. I bagni comunali hanno un ruolo fondamentale nel mitigare fenomeni di degrado abitativo prepotentemente riaffiorati con la crisi economica. Il progetto multimediale, in bianco e nero, raccoglie testimonianze di extra-comunitari e italiani, famiglie e pensionati che non sono più in grado di pagare le bollette e sono costrette a frequentare i bagni pubblici, con uno sguardo attento che restituisce dignità e umanità. Bolognese, classe 1991, si laurea in Architettura all’Università di Ferrara con una tesi sul ruolo dello spazio pubblico nelle città post-conflittuali soggiornando per cinque mesi a Beirut. Dal 2016 inizia l’attività di fotografo. I suoi lavori sono pubblicati su diverse testate tra le quali New York Times, Le Monde, Wall Street Journal, New York Mag, Bloomberg, L’Espresso, Courier International, La Repubblica, La Stampa. Da settembre 2017 è contributor per l’agenzia NurPhoto e assistente all’Istituto Superiore di Fotografia e Comunicazione Integrata di Roma per i corsi di fotogiornalismo.

Tra i tanti vincitori delle edizioni precedenti del Premio Canon Giovani Fotografi, ricordiamo:

_ Paolo Verzone, Miglior Portfolio 2001, con un reportage fotografico su Peshawar (Pakistan) dal titolo “Peshawar, the darkness of light”. Impegnato nella complessa operazione di abbinare ricerca personale e lavoro di reportage, Verzone si è distinto a livello nazionale e internazionale. Dopo il premio Canon del 2001 è giunta la consacrazione con tre premi World Press Photo. Con rigore ed eclettismo, spazia da reportage giornalistici a progetti di lungo termine, da storie documentarie a ritratti in posa, dal bianco e nero al colore e infine da analogico a digitale. Paolo Verzone è Ambassador Canon.

_ Andrea Frazzetta, con il Miglior Portfolio nell’edizione del 2006, si distingue per l’utilizzo consapevole e raffinato del linguaggio reportagistico e la capacità di valorizzare temi sociali senza rinunciare a valenze estetiche. Riceve numerosi premi: nel 2009 il premio Yann Geffroy per il reportage “Obama Village”; nel 2012 il PDN photo annual per il lavoro sul Cinema Africano commissionato dal New York Times Magazine; nel 2013 il PDN photo annual, dell’American Photography e del PX3 – Prix De La Photographie Paris; nel 2014 il premio dell’American Photography per il lavoro da Tokyo realizzato per Newsweek. Dancalia, tra i vincitori del PND photo annual, è stato esposto festival internazionale di fotografia Cortona On The Move 2017.

_Daniele Tamagni si classifica ex aequo con Andrea Frazzetta, con un reportange sui dandy di Brazzaville in Congo, un lavoro che porta alla scoperta del fenomeno dei Sapeurs. Un racconto innovativo e disinvolto su tematiche sociali fortemente caratterizzanti di un luogo. Fotografo geniale, vincitore del World Press Photo nel 2011, sempre alla ricerca di storie originali, ha documentato con uno sguardo unico, la varietà umana, dai metallari del Botswana alle lottatrici di wrestling boliviane che non rinunciano a indossare abiti tradizionali quando lottano sul ring. Ci ha lasciato, a soli 42 anni, nel 2017, consegnandoci in eredità un prezioso patrimonio.

_ Nel 2008, primo classificato per il Miglior Progetto, è Alessandro Imbriaco con “Occupare Spazi Interni”, un progetto fotografico approfondito e articolato nelle intenzioni e nella forma estetica, di grande impatto per la contemporaneità delle immagini e per l’attualità del tema sociale. La trasformazione degli insediamenti urbani, delle abitazioni precarie e dei paesaggi determinata dai flussi migratori è un tema costante nel suo lavoro di ricerca. La prospettiva politica e sociale è sempre associata alla componente estetica. Nel 2010 ottiene il secondo posto nella sezione Contemporary Issues Stories al World Press Photo e nel 2011 si aggiudica il Premio Pesaresi.

_ Nel 2009 il Premio Canon Giovani Fotografi è di segno femminile: il riconoscimento Miglior Portfolio è attribuito Arianna Arcara per il suo lavoro “Woodward Silence”, un racconto visivo coerente e di grande impatto emotivo su uno dei temi più attuali della storia recente: la crisi economica mondiale. Il reportage, dedicato a Detroit, rivela una delicatezza visiva sempre rispettosa della dignità umana. Il riconoscimento per il Miglior Progetto va ad Anastasia Taylor-Lind con il lavoro “Camilla Neprous and The Devil’s Horsemen”, un progetto di grande impatto emotivo, capace di svelare intimità e mostrare i sogni e i progetti di una giovane donna.

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